sabato 12 settembre 2009
Prova a leggerla
Fattivamente il nesso che lega la causa all'effetto esiste solo se e quando l'effetto diventa anche la causa e non semplicemente viceversa. Paradossalmente si evince che non essendoci effetti latenti, la causa desiste dal commettere un'azione repressiva ma si converte in effetto per via della causalità. Ed effettivamente anche se effimero e perfetto, non sarà mai causa scatenante, ma bensì un effetto causato dall'antefatto fatto che, ponendosi come base per l’ascesa tanto attesa, diventa un semplice atto di circostanza. E se mai ce ne fosse bisogno si potrebbe chiamare in giudizio il fittizio dazio che si fa spazio all'interno di un conviviale sodalizio, che per quanto possa essere propizio, non concede mai lo sfizio di esaltare la sua razio. Per concludere il concetto ci vorrebbe un altro effetto, di concausa manifesta che la razio non arresta e se a causa del suo effetto è la razio a far contatto, attenziona quel concetto è la causa a dar l’effetto.
venerdì 11 settembre 2009
DISANAPIANTA
Da tempo mi affascina l'odore della primavera, ed oggi, 14 Aprile 2009, ne ho colto l'essenza in modo semplice e puramente casuale, sottolineo come spesso mi capita.
Ero di ritorno a casa da un appuntamento di lavoro e percorrevo la via Caronda, che poi di rado mi piace occuparla per godermi lo scorcio in lontananza della cupola della chiesa madre, quando ad un tratto vengo travolto da un'onda anomala di gelsomino.
Descriverlo in poche righe mi farebbe rischiare di prendere una querela dalle mie sensazioni, quindi preferisco provare a descrivere i legami che mi tengono ammanettato ad esso:
sin da bambino ricordo di aver avvertito la sua fragranza e, ad oggi, resta in me una traccia d'immagine che mi dipinge attonito a fissare il rampicante di Jasmine che con dinamica mobilità si intrecciava sul muretto di una simpatica villa in quel di marina di Noto. Avrò avuto forse 5 o 6 anni, ma ripercorro i dettagli come se fosse accaduto qualche ora fa. Ebbene si, gelsomino, originario del Malabar nelle Indie Orientali, fu importato nell'Europa dai navigatori spagnoli in epoca non ben precisata fra il 1524 ed il 1528. Ma in Italia sembra però che esistesse anche prima di quel tempo, e ne fa prova una figura di tal fiore ben disegnata e colorita che si trova nel Codice lasciatoci dal Rinio "Liber de Simplicibus" scritto nel 1415. Storia a parte intendo, non a caso, ribadire l'anglosassonizzazione del suo personalissimo suono vocale: “Jasmine non a caso”, perchè fu protagonista dell'unico tentativo di conquistare una donna attraverso dei fiori anche se non consueti. Era l’estate scorsa ed inviai una composizione molto sfiziosa che conteneva un girasole, acquistato direttamente al vivaio, una pianta di peperoncino rosso, gentilmente rubata dalla Mati, un limone compreso di gambo e foglia, acquisita dopo aver depauperato uno splendido albero di limoni in quel di Pennisi ed il gelsomino appunto, avvistato nottetempo a via del Rotolo, dopo una soffiata giuntami dal Carlitos. Ricevuta dal destinatario la sudescritta composizione 10 giorni dopo e quindi, date le temperature tropicali, valutata sicuramente come natura morta, vengo a sapere che il ricevente non aveva individuato la provenienza, causa volontà di non scrivere le mie generalità sul bigliettino..mah!! Lo stesso destinatario, di sesso rigorosamente Femminile, era stato designato dal mio udito, esattamente come l'omonima donna di Aladino e dopo una serie di futili tentativi di mettere un cervello impregnato di gelsomino davanti alla sua dimensione reale, perdo di contatto, per via di forze maggiori, probabilmente ed anche un pò volontariamente poco controllabili. Sta di fatto che nel mio immaginario Jasmine voleva rappresentare l’odore del paradiso, il girasole il volto del purgatorio, il peperoncino il simbolo floreale dell’inferno ed il limone il frutto della nostra terra, affinchè costei avrebbe avuto un’altra storia da tramandare durante i suoi futuribili viaggi. Certo, devo dire che già mi vedevo lì a coccolarmela a mio modo, decantando le patologiche smanie da narciso, ma con una lampada in mano e pronto ad esaudire qualsiasi suo desiderio. Sfrega che ti risfrega rifletto sul fatto che oggi, 14 aprile 2009, la bimbetta compie 24 anni e sicuramente vale molto più di me, sia a livello di tenacia, ma sopratutto di conto in banca. Tanti auguri a te che sei nata nel giorno che per me rappresenta la morte, o perlomeno la chiave del cambiamento interiore; solo che questo mio compleanno un po’ atipico, di anni ne compie sei, e ciò che acquisisco, ormai senza stranezza, è il tempo che scorre mestamente e silenzioso, ma forse solo perchè lo vivo con il bene dell'eredità ed il profumo di gelsomino. E così, casualmente e tempisticamente il mio calendario biologico mi ha consentito di ricordare attraverso l’odore che mi piace di più, sia un evento che un cambiamento, ma non solo.
L’unica soluzione che mi rimane è boicottare anch’io il "Gran Diavolo". Questo strano soggetto che si trastullava del suo essere granduca prima che la morte lo rubasse a Firenze nel 1547 e che fece di Jasmine il suo amante floreale ed emblema dei suoi gradi, a tal punto da proibire, a chiunque avesse accesso ai suoi giardini, di estirparne anche solo un piccolissimo fiore; ma in questi casi si sa, anche un caso fortuito può agevolarne la propagazione.
Infatti, un mio alterego giardiniere vissuto proprio in quel periodo, volendo offrire gentil dono alla propria donna pensò ad un ramoscello di Gelsomino, ed anch’egli lo rubò, nella reggia del “Gran Diavolo”. La donna, a differenza, lo ricevette brevi mano e qualche ora dopo la sua raccolta, gradendo moltissimo il gesto, ma curante del fatto che se fosse passato del tempo, sarebbe finito come natura morta, decise di piantarlo sul suo giardino affinchè la terra potesse conservarlo più lungamente.
Infatti, Jasmine mantenne il fu suo colore verde naturale e quando primavera si riprodusse liberamente nei suoi candidi colori e profumi, come natura vuole. Ed è grazie alla giovane donna che oggi ho potuto godere di cotanto fascino per i miei sensi, perché la leggenda narra che fu proprio quello il momento della diffusione definitiva e sono sempre più convinto che un uomo, capace di poter cogliere l’essenza del gelsomino è “ricco” abbastanza per poter infondere semplicemente felicità.
Ero di ritorno a casa da un appuntamento di lavoro e percorrevo la via Caronda, che poi di rado mi piace occuparla per godermi lo scorcio in lontananza della cupola della chiesa madre, quando ad un tratto vengo travolto da un'onda anomala di gelsomino.
Descriverlo in poche righe mi farebbe rischiare di prendere una querela dalle mie sensazioni, quindi preferisco provare a descrivere i legami che mi tengono ammanettato ad esso:
sin da bambino ricordo di aver avvertito la sua fragranza e, ad oggi, resta in me una traccia d'immagine che mi dipinge attonito a fissare il rampicante di Jasmine che con dinamica mobilità si intrecciava sul muretto di una simpatica villa in quel di marina di Noto. Avrò avuto forse 5 o 6 anni, ma ripercorro i dettagli come se fosse accaduto qualche ora fa. Ebbene si, gelsomino, originario del Malabar nelle Indie Orientali, fu importato nell'Europa dai navigatori spagnoli in epoca non ben precisata fra il 1524 ed il 1528. Ma in Italia sembra però che esistesse anche prima di quel tempo, e ne fa prova una figura di tal fiore ben disegnata e colorita che si trova nel Codice lasciatoci dal Rinio "Liber de Simplicibus" scritto nel 1415. Storia a parte intendo, non a caso, ribadire l'anglosassonizzazione del suo personalissimo suono vocale: “Jasmine non a caso”, perchè fu protagonista dell'unico tentativo di conquistare una donna attraverso dei fiori anche se non consueti. Era l’estate scorsa ed inviai una composizione molto sfiziosa che conteneva un girasole, acquistato direttamente al vivaio, una pianta di peperoncino rosso, gentilmente rubata dalla Mati, un limone compreso di gambo e foglia, acquisita dopo aver depauperato uno splendido albero di limoni in quel di Pennisi ed il gelsomino appunto, avvistato nottetempo a via del Rotolo, dopo una soffiata giuntami dal Carlitos. Ricevuta dal destinatario la sudescritta composizione 10 giorni dopo e quindi, date le temperature tropicali, valutata sicuramente come natura morta, vengo a sapere che il ricevente non aveva individuato la provenienza, causa volontà di non scrivere le mie generalità sul bigliettino..mah!! Lo stesso destinatario, di sesso rigorosamente Femminile, era stato designato dal mio udito, esattamente come l'omonima donna di Aladino e dopo una serie di futili tentativi di mettere un cervello impregnato di gelsomino davanti alla sua dimensione reale, perdo di contatto, per via di forze maggiori, probabilmente ed anche un pò volontariamente poco controllabili. Sta di fatto che nel mio immaginario Jasmine voleva rappresentare l’odore del paradiso, il girasole il volto del purgatorio, il peperoncino il simbolo floreale dell’inferno ed il limone il frutto della nostra terra, affinchè costei avrebbe avuto un’altra storia da tramandare durante i suoi futuribili viaggi. Certo, devo dire che già mi vedevo lì a coccolarmela a mio modo, decantando le patologiche smanie da narciso, ma con una lampada in mano e pronto ad esaudire qualsiasi suo desiderio. Sfrega che ti risfrega rifletto sul fatto che oggi, 14 aprile 2009, la bimbetta compie 24 anni e sicuramente vale molto più di me, sia a livello di tenacia, ma sopratutto di conto in banca. Tanti auguri a te che sei nata nel giorno che per me rappresenta la morte, o perlomeno la chiave del cambiamento interiore; solo che questo mio compleanno un po’ atipico, di anni ne compie sei, e ciò che acquisisco, ormai senza stranezza, è il tempo che scorre mestamente e silenzioso, ma forse solo perchè lo vivo con il bene dell'eredità ed il profumo di gelsomino. E così, casualmente e tempisticamente il mio calendario biologico mi ha consentito di ricordare attraverso l’odore che mi piace di più, sia un evento che un cambiamento, ma non solo.
L’unica soluzione che mi rimane è boicottare anch’io il "Gran Diavolo". Questo strano soggetto che si trastullava del suo essere granduca prima che la morte lo rubasse a Firenze nel 1547 e che fece di Jasmine il suo amante floreale ed emblema dei suoi gradi, a tal punto da proibire, a chiunque avesse accesso ai suoi giardini, di estirparne anche solo un piccolissimo fiore; ma in questi casi si sa, anche un caso fortuito può agevolarne la propagazione.
Infatti, un mio alterego giardiniere vissuto proprio in quel periodo, volendo offrire gentil dono alla propria donna pensò ad un ramoscello di Gelsomino, ed anch’egli lo rubò, nella reggia del “Gran Diavolo”. La donna, a differenza, lo ricevette brevi mano e qualche ora dopo la sua raccolta, gradendo moltissimo il gesto, ma curante del fatto che se fosse passato del tempo, sarebbe finito come natura morta, decise di piantarlo sul suo giardino affinchè la terra potesse conservarlo più lungamente.
Infatti, Jasmine mantenne il fu suo colore verde naturale e quando primavera si riprodusse liberamente nei suoi candidi colori e profumi, come natura vuole. Ed è grazie alla giovane donna che oggi ho potuto godere di cotanto fascino per i miei sensi, perché la leggenda narra che fu proprio quello il momento della diffusione definitiva e sono sempre più convinto che un uomo, capace di poter cogliere l’essenza del gelsomino è “ricco” abbastanza per poter infondere semplicemente felicità.
venerdì 4 settembre 2009
Pensiero Fisso
Impalpabile se osservi dall'esterno,
dentro arde come il fuoco dell'inferno.
Poi arriva e tu provi ad annientarlo,
mentre ancora tu ti chiedi: perchè farlo!
Con distacco e irriverenza lui ti tiene in dipendenza,
urla il matto, non è un fatto
ma non serve neanche il tatto.
Non esiste una ragione ma si mostra in sicurezza,
ed è vero tu lo senti sembra quasi una certezza.
E' piantato, è incisivo come fosse ancora vivo,
come un chiodo ben saldato nella mente del dannato.
Ti rivolti, ti analizzi, sembra che ti polverizzi,
Non complesso, non è amplesso,
ma un pensiero sempre fisso,
che ti scalza o t'incalza nelll'abisso.
dentro arde come il fuoco dell'inferno.
Poi arriva e tu provi ad annientarlo,
mentre ancora tu ti chiedi: perchè farlo!
Con distacco e irriverenza lui ti tiene in dipendenza,
urla il matto, non è un fatto
ma non serve neanche il tatto.
Non esiste una ragione ma si mostra in sicurezza,
ed è vero tu lo senti sembra quasi una certezza.
E' piantato, è incisivo come fosse ancora vivo,
come un chiodo ben saldato nella mente del dannato.
Ti rivolti, ti analizzi, sembra che ti polverizzi,
Non complesso, non è amplesso,
ma un pensiero sempre fisso,
che ti scalza o t'incalza nelll'abisso.
Se vai piano ti sbrighi prima
Noto che una nota anche se non nota può essere notata o annotata..ma questo da cosa dipende? Se fosse dipeso da chi pensa che la dipendenza da questo strumento dipenda dal lato in cui pende la propria attenzione,magari mi troverei d'accordo. Ma a quanto pare chi lavora o chi studia o chi non fa nulla ha comunque un'attenzione nei confronti di un attesa novità da parte di chi per abitudine o per volontà si trova a dover attendere. Ed è proprio annotando e quindi comunicando che si sviluppano diversi concetti di comunicazione che a volte comunicano pensieri, stati d'animo o semplicemente riflessioni personali che spesso comunicativi risultano essere. Potrebbe essere interpretato anche come un sistema di osservazione, mirato ad osservare chi ti osserva anche se osservando decide di restare in silenzio o semplicemente il frutto di un osservatore distaccato che non vede l'ora di divorare un piatto a base di lettere e contenuti. E allora mi chiedo: quanto questa danza di parole può saziare la fame di un individuo affamato di sapere e generare in esso dei percorsi immaginari solo attraverso la fantasia??Basterebbe semplicemente concettualizzare le tematiche ed aprire la mente ad una concezione nuova di concetto filosofico di parole, che segue delle ritmiche atipiche e ritmate da un ritmo melodicamente e gradevolmente astratto.
Lodevole è infine il riscontro di lodi recepito anche se resta immutato il pensiero che recita: a chi lo devo?
Mi sa che devo fermarmi n'attimo và...
Lodevole è infine il riscontro di lodi recepito anche se resta immutato il pensiero che recita: a chi lo devo?
Mi sa che devo fermarmi n'attimo và...
Teatro
“ Ti vedo profilare come un’ombra cinese nell’alone abbagliante dei riflettori "..così è che ti senti quando sali sul palco di un nuovo teatro, mentre già pensi a quell’agognato applauso che riscaldi l’anima di chi ha messo in gioco tutto, attraverso un volto ed un pezzo di carta che ti suggerisce le battute.
Leggi, ripeti, la studi e poi parli e diventa una parte di te che ti consente di interpretare qualcuno che non per forza ti deve rappresentare; ma resti sospeso nel divenire quanto più simile, a tal punto da credere che sei veramente tu, quando di fatto non lo sei. Hai studiato per essere così e non per sempre, ma solo finchè ne avrai voglia, mentre lo specchio del retroscena ti ha accompagnato e consentito di osservarti nella trasformazione da ciò che sei a ciò che dovrai credere di essere e che forse ti piacerà talmente tanto che farai fatica a svestirti. E’ una lotta tra il piacere di continuare a camminare su di un filo talmente sottile da portarti il cuore in gola ed una sadica difficoltà nel trovare il coraggio di lanciarti in un vuoto che non sai cosa nasconde. Magari arriverai giù e troverai ad accoglierti un rovo di spine o forse prima delle spine potrai godere di un applauso così scrosciante che trasformerà la tua vista annebbiata in un chiaro e limpido raggio di sole, che illuminerà il tuo momento di gloria..per te e per tutti gli altri!
Leggi, ripeti, la studi e poi parli e diventa una parte di te che ti consente di interpretare qualcuno che non per forza ti deve rappresentare; ma resti sospeso nel divenire quanto più simile, a tal punto da credere che sei veramente tu, quando di fatto non lo sei. Hai studiato per essere così e non per sempre, ma solo finchè ne avrai voglia, mentre lo specchio del retroscena ti ha accompagnato e consentito di osservarti nella trasformazione da ciò che sei a ciò che dovrai credere di essere e che forse ti piacerà talmente tanto che farai fatica a svestirti. E’ una lotta tra il piacere di continuare a camminare su di un filo talmente sottile da portarti il cuore in gola ed una sadica difficoltà nel trovare il coraggio di lanciarti in un vuoto che non sai cosa nasconde. Magari arriverai giù e troverai ad accoglierti un rovo di spine o forse prima delle spine potrai godere di un applauso così scrosciante che trasformerà la tua vista annebbiata in un chiaro e limpido raggio di sole, che illuminerà il tuo momento di gloria..per te e per tutti gli altri!
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