Da tempo mi affascina l'odore della primavera, ed oggi, 14 Aprile 2009, ne ho colto l'essenza in modo semplice e puramente casuale, sottolineo come spesso mi capita.
Ero di ritorno a casa da un appuntamento di lavoro e percorrevo la via Caronda, che poi di rado mi piace occuparla per godermi lo scorcio in lontananza della cupola della chiesa madre, quando ad un tratto vengo travolto da un'onda anomala di gelsomino.
Descriverlo in poche righe mi farebbe rischiare di prendere una querela dalle mie sensazioni, quindi preferisco provare a descrivere i legami che mi tengono ammanettato ad esso:
sin da bambino ricordo di aver avvertito la sua fragranza e, ad oggi, resta in me una traccia d'immagine che mi dipinge attonito a fissare il rampicante di Jasmine che con dinamica mobilità si intrecciava sul muretto di una simpatica villa in quel di marina di Noto. Avrò avuto forse 5 o 6 anni, ma ripercorro i dettagli come se fosse accaduto qualche ora fa. Ebbene si, gelsomino, originario del Malabar nelle Indie Orientali, fu importato nell'Europa dai navigatori spagnoli in epoca non ben precisata fra il 1524 ed il 1528. Ma in Italia sembra però che esistesse anche prima di quel tempo, e ne fa prova una figura di tal fiore ben disegnata e colorita che si trova nel Codice lasciatoci dal Rinio "Liber de Simplicibus" scritto nel 1415. Storia a parte intendo, non a caso, ribadire l'anglosassonizzazione del suo personalissimo suono vocale: “Jasmine non a caso”, perchè fu protagonista dell'unico tentativo di conquistare una donna attraverso dei fiori anche se non consueti. Era l’estate scorsa ed inviai una composizione molto sfiziosa che conteneva un girasole, acquistato direttamente al vivaio, una pianta di peperoncino rosso, gentilmente rubata dalla Mati, un limone compreso di gambo e foglia, acquisita dopo aver depauperato uno splendido albero di limoni in quel di Pennisi ed il gelsomino appunto, avvistato nottetempo a via del Rotolo, dopo una soffiata giuntami dal Carlitos. Ricevuta dal destinatario la sudescritta composizione 10 giorni dopo e quindi, date le temperature tropicali, valutata sicuramente come natura morta, vengo a sapere che il ricevente non aveva individuato la provenienza, causa volontà di non scrivere le mie generalità sul bigliettino..mah!! Lo stesso destinatario, di sesso rigorosamente Femminile, era stato designato dal mio udito, esattamente come l'omonima donna di Aladino e dopo una serie di futili tentativi di mettere un cervello impregnato di gelsomino davanti alla sua dimensione reale, perdo di contatto, per via di forze maggiori, probabilmente ed anche un pò volontariamente poco controllabili. Sta di fatto che nel mio immaginario Jasmine voleva rappresentare l’odore del paradiso, il girasole il volto del purgatorio, il peperoncino il simbolo floreale dell’inferno ed il limone il frutto della nostra terra, affinchè costei avrebbe avuto un’altra storia da tramandare durante i suoi futuribili viaggi. Certo, devo dire che già mi vedevo lì a coccolarmela a mio modo, decantando le patologiche smanie da narciso, ma con una lampada in mano e pronto ad esaudire qualsiasi suo desiderio. Sfrega che ti risfrega rifletto sul fatto che oggi, 14 aprile 2009, la bimbetta compie 24 anni e sicuramente vale molto più di me, sia a livello di tenacia, ma sopratutto di conto in banca. Tanti auguri a te che sei nata nel giorno che per me rappresenta la morte, o perlomeno la chiave del cambiamento interiore; solo che questo mio compleanno un po’ atipico, di anni ne compie sei, e ciò che acquisisco, ormai senza stranezza, è il tempo che scorre mestamente e silenzioso, ma forse solo perchè lo vivo con il bene dell'eredità ed il profumo di gelsomino. E così, casualmente e tempisticamente il mio calendario biologico mi ha consentito di ricordare attraverso l’odore che mi piace di più, sia un evento che un cambiamento, ma non solo.
L’unica soluzione che mi rimane è boicottare anch’io il "Gran Diavolo". Questo strano soggetto che si trastullava del suo essere granduca prima che la morte lo rubasse a Firenze nel 1547 e che fece di Jasmine il suo amante floreale ed emblema dei suoi gradi, a tal punto da proibire, a chiunque avesse accesso ai suoi giardini, di estirparne anche solo un piccolissimo fiore; ma in questi casi si sa, anche un caso fortuito può agevolarne la propagazione.
Infatti, un mio alterego giardiniere vissuto proprio in quel periodo, volendo offrire gentil dono alla propria donna pensò ad un ramoscello di Gelsomino, ed anch’egli lo rubò, nella reggia del “Gran Diavolo”. La donna, a differenza, lo ricevette brevi mano e qualche ora dopo la sua raccolta, gradendo moltissimo il gesto, ma curante del fatto che se fosse passato del tempo, sarebbe finito come natura morta, decise di piantarlo sul suo giardino affinchè la terra potesse conservarlo più lungamente.
Infatti, Jasmine mantenne il fu suo colore verde naturale e quando primavera si riprodusse liberamente nei suoi candidi colori e profumi, come natura vuole. Ed è grazie alla giovane donna che oggi ho potuto godere di cotanto fascino per i miei sensi, perché la leggenda narra che fu proprio quello il momento della diffusione definitiva e sono sempre più convinto che un uomo, capace di poter cogliere l’essenza del gelsomino è “ricco” abbastanza per poter infondere semplicemente felicità.
venerdì 11 settembre 2009
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